
Per questa settimana è infatti attesa la decisione della Corte
suprema federale del Brasile sulla richiesta della Procura generale di
chiudere il caso Battisticon
un'archiviazione. Sulla sorte dell'esponente dei "Proletari armati per
il comunismo", condannato in Italia a 4 ergastoli, la suprema Corte
aveva, infatti, chiesto il parere del procuratore generale Antonio
Fernando de Souza, che si è detto a favore dell'estinzione del procedimento di
estradizione e della liberazione di Battisti, detenuto in un carcere di
Brasilia dal 2007, quando fu arrestato a Rio de Janeiro.
Il
procuratore, nel suo parere, fa riferimento alla legge 9474 del 1997,
che regola i principi per la concessione dell'asilo politico. A sua
avviso, questa norma prevede chiaramente che il riconoscimento dello
status di rifugiato politico impedisce il proseguimento di qualsiasi
richiesta di estradizione. Souza poi sottolinea che la Corte suprema ha
di recente ribadito la costituzionalità di quella legge e affermato
chiaramente che la decisione di concedere l'asilo è di competenza
politica e dipende dal potere esecutivo.
Il parere del procuratore è solo l'ultimo capitolo di una vicenda
che ha portato a una crisi diplomatica tra l'Italia e il Brasile, con
la decisa protesta di Roma alla scelta del ministro della Giustizia
brasiliano, Tarso Genro, di concedere l'asilo all'ex terrorista il 13
gennaio scorso.
A questo punto l'unica possibilità per l'Italia di
vedere esaudita la richiesta di estradizione è che la Corte suprema
brasiliana cambi la legge del 1997, che prevede che con la concessione
dello status di rifugiato decada automaticamente ogni possibilità di
estradizione. La norma fu varata per salvare un sacerdote colombiano,
Oliverio Medida, accusato di far parte della guerriglia Farc.
Ieri,
il ministro italiano dell'Interno, Roberto Maroni, ha dichiarato che
della vicenda si devono occupare «il presidente Berlusconi e il
Governo» che devono «valutare cosa fare in occasione del prossimo G-8».
«Non sta a me ovviamente prendere decisioni», ha aggiunto, «fare tavoli
e accordi con chi ti considera un Paese dove chi viene condannato
rischia di essere ammazzato o torturato...». Il riferimento del
ministro è alla motivazione con cui è stato concesso l'asilo a
Battisti: il timore che, se estradato in Italia, possa appunto essere
torturato e ucciso.
(fonte: ilsole4ore.com)



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